Gianni l'ottimismo è il profumo della vita!

O forse no.

Se ci credi puoi farcela.
Se vuoi, puoi.
Pensiero positivo, ottimismo, arcobaleni, unicorni, casette di marzapane e biscotti di pan di zenzero.

Funziona davvero?

OTTIMISMO: A TUTTI I COSTI? Diciamo innanzitutto che l'ottimismo ha i suoi vantaggi:

  • Favorisce la salute fisica e psichica
  • Ci aiuta a essere perseveranti per raggiungere i nostri obiettivi

L'ottimismo, se portato avanti a tutti i costi, può però rivelarsi anche estremamente dannoso...

LA SINDROME DI POLLYANNA. Pollyanna, protagonista di un romanzo e in seguito di un famoso cartone animato che ha segnato l'infanzia di molti trentenni, è una bimba che:

  • perde i genitori
  • va a vivere da una zia odiosa
  • perde l'uso delle gambe

e nonostante l'accumularsi delle sventure, non perde mai il suo ottimismo, inscalfibile fino alla fine.

Eccessivo ottimismo, come l'eccessivo pessimismo, può in realtà rivelarsi dannoso, perché ci fa valutare e vivere ciò che ci accade in maniera parziale.

Si obietterà: meglio una parzialità positiva di una negativa!

Non sempre è così, vediamo perché.

SVANTAGGI DELL'OTTIMISMO:

  • Se sono convinto che basti il pensiero positivo per ottenere i miei obiettivi tenderò a sottovalutare il tempo, gli sforzi, la fatica, le risorse necessarie all'effettivo raggiungimento dei miei obiettivi, con il risultato non solo di non ottenere quello che voglio, ma pure di fare un'analisi parziale di come il fallimento si sia potuto verificare;
  • Se sono ottimisticamente convinto che tutto andrà per il meglio, tenderò ad allontanare più facilmente il pensiero che possano accadermi cose brutte. Di conseguenza si corre il rischio di essere meno prudenti e previdenti, meno analitici e avveduti: la vita è bella, cosa può mai accadermi? E magari sottovaluto i sintomi di una incipiente malattia...
  • L'ottimismo mette ansia! Sembra incredibile, ma se tutto dipende dalla mia capacità di concentrarmi positivamente sull'obiettivo, allora devo impegnarmi tantissimo a sperare di riuscire nel mio intento. Ma se questo è effettivamente quasi impossibile?

BEING IN THE MOMENT. A volte, il modo migliore per raggiungere un obiettivo difficile e improbabile è proprio smettere di convincersi che esso sia possibile e fare le cose un passo alla volta. Concentrarsi sullo sforzo invece che sull'obiettivo può aiutare il cervello a lavorare con più efficacia: è stato infatti studiato che più un obiettivo diventa importante, più si attiva l'area cerebrale del cingolato anteriore, ossia la zona che risponde all'attenzione e alle emozioni. Un sovraccarico di questo circuito rischia di farci ottenere il risultato inverso, ossia alimentare distrazione, ansia e quindi errori. Perciò: quando un obiettivo ci intimidisce, smettiamola di concentrarci su di esso o di sforzarci di essere "ottimisti". Stiamo nel presente, stiamo nel momento.

CHI DI SPERANZA VIVE DI SPERANZA MUORE? Personalmente sono convinta che sia un grande equivoco quello che fa coincidere ottimismo e speranza. E' una convinzione che ho maturato attraverso il mio lavoro con pazienti gravi e cronici, che il più delle volte mi vengono inviati con l'indicazione che per loro "non ci sono più speranze", con aria mesta di sconfitta.
Di fronte a questi pazienti io non ho proprio nessun ottimismo, ma ho sempre speranza. La speranza, infatti, non ha a che fare con il pensiero positivo, ma con la possibilità, con il non vedere le cose in un unico modo, che sia esso "ottimista" o "pessimista". La parola speranza, nella sua radice greca, rimanda al significato di "supporre", ossia al poter fare ipotesi. E meno la nostra visione è parziale, più la possibilità di supporre ipotesi è ampia e più grandi sono anche le possibilità di cambiamento che possiamo immaginare per la nostra vita.
Quindi di speranza non solo si vive, ma va coltivata, senza confonderla: essa ci aiuta a vivere bene, senza restare svagati negli angoli ottusi di un eccessivo pessimismo o di un eccessivo ottimismo.

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Autore
Ada Moscarella
Author: Ada MoscarellaWebsite: www.ampsico.itEmail: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.
E' stato con l'aiuto di uno dei miei primi pazienti che ho capito fino in fondo perché amo questo lavoro. Mi fu presentato dal medico responsabile del suo ricovero: alcol, sostanze, fedina penale sporca. - E' un caso disperato - mi disse e mi lasciò intendere che non avevo da perderci molto tempo. Di tempo insieme, in effetti, ne passammo un po' e non direi che sia andato perduto. Lui si è disintossicato dall'alcol e dall'eroina, io ho capito che la profonda ragione per cui amo il mio lavoro è la possibilità di scoprire la forza anche lì dove tutti vedono solo disperazione, debolezza, fragilità. Così ho scoperto quanto sia poco interessante andare alla ricerca di colpevoli e quanto invece la vera forza della psicologia sia la sua capacità di trovare il modo di usare al meglio quello che si ha. Questa è la Base Sicura; il posto in cui costruire insieme risposte solide, concrete, durature a un bisogno universale: - Come faccio a stare meglio? -

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