Gabriella Mereu è un ex medico specializzato in odontoiatria, radiata dall'albo dei medici.

Divenuta mediaticamente famosa per i suoi modi e soprattutto per i suoi "rimedi" non esattamente ortodossi, è ora in giro per l'Italia (sarà anche a Firenze) per parlare della sua presunta "scoperta": la cosiddetta “terapia verbale”.

LA TERAPIA VERBALE.  Alla base di tutte le patologie, stando alle parole della Mereu, ci sarebbero conflitti irrisolti, di cui la patologia diventa metafora. Svelato il significato metaforico della malattia, questa, secondo lei, guarisce.

«Le nostre parole spiegano le nostre malattie» è la tagline del suo tour di queste settimane.

Così un dolore al piede per lei è la metafora della pressione che si sta subendo sul posto di lavoro, gli epilettici sarebbero degli esibizionisti,  i calcoli (quelli ai reni) sarebbero frutto di problemi con i calcoli (quelli matematici) e così via.

E naturalmente per lei tutti i farmaci, anche quelli salvavita, sono veleno, come raccontato in questo articolo sul Corriere della Sera.

I rimedi suggeriti da lei vanno dai Fiori di Bach, all'urlare al proprio partner che «è un uomo di merda», all’insultare un epilettico urlandogli in faccia «che è proprio brutto», all'ormai famoso "rito della medaglietta", ossia l'introduzione di una medaglietta della Madonna nella vagina e successiva sepoltura della stessa in giardino (della medaglietta, eh!).

In modo estremo e forse un po' più bizzarro, si ripropongono anche in questo caso i meccanismi psicologici che ho già descritto nell'articolo Medicina Alternativa: la paura del caos.

La possibilità di svelare un nesso nascosto, lineare, quasi banale, che leghi in modo diretto la nostra malattia con i nostri vissuti psicologici, pure quando fantasiosi, è estremamente attraente.

L'attrazione per questo tipo di spiegazioni è giustificato dal fatto che il caos, l'insensatezza, il vissuto di ingiustizia che percepiamo  quando noi o un nostro caro viene colpito da una malattia, procura un dolore mentale tale per cui ad esso si preferisce qualsiasi altra soluzione fintamente rassicurante e dal forte valore simbolico, quasi magico; fosse anche una medaglietta nella vagina.

LA MENTE PUO' FAR AMMALARE IL CORPO? Alcuni restano affascinati dalle teorie della Mereu in quanto tendono a sovrapporre erroneamente la sua "terapia verbale" con i principi della psicosomatica.

Come dice la parola stessa, che unisce psiche e soma, la psicosomatica è una disciplina di lunga tradizione nelle scienze psicologiche: si occupa di come corpo e mente siano un'unità e non due entità separate; in quanto unità, un qualsiasi cambiamento influenzerà il funzionamento di tutto il sistema.

E' anche per questa ragione che il counseling psicologico e la psicoterapia, individuale, familiare o di gruppo, sono importanti e  raccomandati per chi è affatto da una malattia grave o da una malattia cronica: servono a rispondere appieno ai bisogni di salute della persona e di chi gli sta intorno.

LA PAROLA PUO' GUARIRE? Che "le parole" possano alterare il nostro stato fisico è esperienza che facciamo tutti i giorni. Quando ci rimproverano o quando ci fanno una dichiarazione d'amore, ad esempio, il nostro stato fisico cambia: sudiamo, piangiamo, il cuore batte più velocemente, tremiamo, qualche volta addirittura sveniamo, ecc.

Ma sono davvero "le parole" a causare questi cambiamenti?

La risposta è NO. Ad agire è il significato che noi attribuiamo a quelle parole: un rimprovero, pronunciato da un genitore o da uno sconosciuto, ha un significato diverso e genererà, quindi, reazioni diverse.

Nessun guaritore è in possesso di formule magiche che se pronunciate guariscono dagli affanni e dalle malattie.

Nella stanza dello psicologo il lavoro non consiste nel dire le “cose giuste”, ma nel costruire nuovi significati da dare alle parole insieme al paziente.

Con tutto questo, e con la psicologia o la psicosomatica, la cosiddetta “terapia verbale” della Mereu (priva di qualunque riscontro scientifico) non c'entra niente: si tratta, invece, dell'ennesima pratica che approfitta dello stato di disagio o malattia delle persone e ne può potenzialmente mettere in pericolo la salute, rinviando il riferimento a pratiche diagnostico-terapeutiche fondate.

Il mio parere personale e professionale? Statene alla larga…

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Autore
Ada Moscarella
Author: Ada MoscarellaWebsite: www.ampsico.itEmail: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.
E' stato con l'aiuto di uno dei miei primi pazienti che ho capito fino in fondo perché amo questo lavoro. Mi fu presentato dal medico responsabile del suo ricovero: alcol, sostanze, fedina penale sporca. - E' un caso disperato - mi disse e mi lasciò intendere che non avevo da perderci molto tempo. Di tempo insieme, in effetti, ne passammo un po' e non direi che sia andato perduto. Lui si è disintossicato dall'alcol e dall'eroina, io ho capito che la profonda ragione per cui amo il mio lavoro è la possibilità di scoprire la forza anche lì dove tutti vedono solo disperazione, debolezza, fragilità. Così ho scoperto quanto sia poco interessante andare alla ricerca di colpevoli e quanto invece la vera forza della psicologia sia la sua capacità di trovare il modo di usare al meglio quello che si ha. Questa è la Base Sicura; il posto in cui costruire insieme risposte solide, concrete, durature a un bisogno universale: - Come faccio a stare meglio? -


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