Beppe Grillo è responsabile di ciò che appare sul suo blog?

Intorno a questa domanda si è acceso in questi giorni un interessante dibattito giuridico e naturalmente politico.

Ne approfitto per prenderne spunto e porre alcune riflessioni sui cambiamenti dell'informazione, nella costruzione dei suoi contenuti, nei rapporti tra gli individui, tra informatore e informato e di questi con il "potere".

QUANDO ERO GIOVANE IO. Non esisteva internet, i canali televisivi erano in tutti sei, i telegiornali erano solo quelli trasmessi da "MammaRai", il patrimonio della conoscenza era racchiuso in enormi tomi chiamati enciclopedie, il cui costo non era certo alla portata di tutti.

Per quanto pensiero critico si volesse avere, l'accesso alle informazioni era limitato da numerosi vincoli, come la condizione socio-economica, le scelte istituzionali e politiche (locali e nazionali), le tecnologie disponibili.

Anche il tempo era un vincolo: la ristampa di un testo richiedeva anni e soldi, ma soprattutto una decisione da parte di un editore - quella che valesse la pena fare quella spesa in quel momento.

DARE FORMA AL POTERE. La scelta del cosa raccontare, quando e ovviamente come, rende l'informazione strumento di potere, inteso sia nella sua dimensione di "controllo" sia nella sua dimensione di "possibilità".

L'etimologia della parola "informazione" richiama al "dare forma alla mente" e per capire quanto questo sia strettamente connesso al potere, basta ricordare le trasmissioni radio di Goebbels o i cinegiornali di epoca fascista.

Prima di internet, il rapporto tra "informatore" e "informato" era necessariamente verticale: pochi avevano nelle mani la possibilità e i mezzi per informare - e quindi "dare forma" - per molti.

LA DEMOCRAZIA AI TEMPI DI GOOGLE. La diffusione di internet ha radicalmente mutato i rapporti tra informatore e informato, cambiando il piano da verticale a orizzontale, fino a rendere i due ruoli parimenti interscambiabili.

Sono così aumentate in modo esponenziale le fonti di informazione e la possibilità di accedervi.

C'è però un classico detto tra gli esperti di SEO: il posto più sicuro per nascondere un cadavere è la seconda pagina di google.
Le statistiche ci dicono che raramente andiamo oltre la terza voce che google ci propone e quasi mai clicchiamo sulla seconda pagina di un motore di ricerca. E i criteri per apparire in cima alle ricerche di Google sono comunque scelti da un'azienda privata con un fatturato di 90 miliardi nel 2016...

PIU' PUNTI DI VISTA CI RENDONO PIU' TOLLERANTI? Chi aveva 18-20 anni ricorderà bene il clima che si respirava all'inizio del nuovo millennio.
Il 2000 fu l'anno delle grandi manifestazioni per i diritti civili - il Gay Pride nella Roma del Giubileo della Chiesa Cattolica - , l'apertura delle frontiere e la libera circolazione dei popoli, il libero scambio delle merci con la moneta unica. Sembrava l'avviarsi di un'epoca in cui il confronto tra punti di vista e culture differenti potesse essere opportunità di arricchimento e tolleranza.
Ma l'ottimismo durò poco.
Il 2001 fu caratterizzato infatti da due eventi che segneranno la memoria storica mondiale e italiana: l'attentato alle Torri Gemelle e il G8 di Genova. La diffusione di contenuti giornalistici e amatoriali, la dicotomia, finanche il contrasto, tra "fonti ufficiali" e "non ufficiali", la diffusione delle "versioni alternative" fino a vere e proprie "teorie del complotto" rende evidente il radicale cambiamento dell'informazione, del suo utilizzo, del suo "potere" e rende estremi e talvolta confusi gli scambi di ruolo tra informatore e informato.

FRAMMENTAZIONE E PAURA. La molteplicità di fonti e quindi di letture possibili, la prepotente entrata dei social come strumento d'informazione, l'esplosione delle possibilità di interazione al di là dello spazio fisico condiviso, il ruolo degli influencer - il cui peso è determinato più dalla popolarità che dalla competenza - sembra stare alimentando dinamiche di frammentazione e segregazione in vere e proprie "bolle informative".

Social e motori di ricerca studiano i nostri gusti, le nostre preferenze, i nostri orientamenti etici e politici, le nostre abitudini ed in base a queste ripropongono nei nostri stream contenuti di "nostro interesse".
Contenuti che, di fatto, confermano le nostre posizioni, pensieri, opinioni e ci costruiscono attorno "barriere" di informazioni sempre più impermeabili, la cui resistenza non ha più a che fare con la consistenza del contenuto, la sua coerenza o la sua logica, ma con le nostre ideologie.

Un esempio interessante al riguardo è l'articolo di Mattia Salvia su Vice nel mese di Ottobre dal titolo "Mi sono informato solo tramite pagine Facebook grilline per una settimana" .

Al di là delle considerazioni dell'autore sul movimento politico, che non sono oggetto di questo articolo, è interessante il meccanismo "segretativo" che si replica praticamente identico su argomenti di certo più delicati, come il cancro, i vaccini, le scelte alimentari.

QUINDI GRILLO E' RESPONSABILE DI QUELLO CHE APPARE SUL SUO BLOG? A sentire avvocati ed esperti di diritto in materia di editoria, non lo è. A sentire invece gli interlocutori politici lo è eccome.

L'unica strada è prendere consapevolezza dell'esistenza delle "bolle" dentro cui il nostro bisogno di rassicurazione e conferma, appoggiato e sostenuto dal funzionamento di algoritmi sempre più sofisticati, ci accomoda e provare, almeno ogni tanto, a contaminare le nostre fonti di informazione, cercando anche le più distanti dalle nostre abitudini: la libertà è fuori dalla bolla.

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Autore
Ada Moscarella
Author: Ada MoscarellaWebsite: www.ampsico.itEmail: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.
E' stato con l'aiuto di uno dei miei primi pazienti che ho capito fino in fondo perché amo questo lavoro. Mi fu presentato dal medico responsabile del suo ricovero: alcol, sostanze, fedina penale sporca. - E' un caso disperato - mi disse e mi lasciò intendere che non avevo da perderci molto tempo. Di tempo insieme, in effetti, ne passammo un po' e non direi che sia andato perduto. Lui si è disintossicato dall'alcol e dall'eroina, io ho capito che la profonda ragione per cui amo il mio lavoro è la possibilità di scoprire la forza anche lì dove tutti vedono solo disperazione, debolezza, fragilità. Così ho scoperto quanto sia poco interessante andare alla ricerca di colpevoli e quanto invece la vera forza della psicologia sia la sua capacità di trovare il modo di usare al meglio quello che si ha. Questa è la Base Sicura; il posto in cui costruire insieme risposte solide, concrete, durature a un bisogno universale: - Come faccio a stare meglio? -


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