Penso che la cosa più eccitante, creativa e fiduciosa nell'azione umana sia precisamente il disaccordo, lo scontro tra diverse opinioni, tra diverse visioni del giusto, dell'ingiusto, e così via. Nell'idea dell'armonia e del consenso universale, c'è un odore davvero spiacevole di tendenze totalitarie, rendere tutti uniformi, rendere tutti uguali. 

[Intervista di Luciano Minerva - RaiNews24 - 2003, Mantova]

Mi sono imbattuta in questa vecchia intervista di Bauman per caso, mentre preparavo un intervento sulle dipendenze da presentare ad una conferenza aperta al pubblico.

Tutti nasciamo dipendenti, raccontai quel pomeriggio.

Una dipendenza potente, quella da cui proviene la nostra stessa sopravvivenza fisica innanzitutto e poi psicologica.

La dipendenza da chi si prende cura di noi prima e dopo la nascita.

Ciò che non siamo in grado di gestire ci è «ignoto»; e l'«ignoto» fa paura.
La paura è un altro nome che diamo al nostro essere senza difese.

[Paura Liquida - p.119]

La dipendenza è pure un potente antidoto alla paura.
La paura un sentimento tanto istintivo e disorientante, da evitare con tale pervicacia, che sul suo altare siamo disposti a sacrificare la nostra libertà, le nostre possibilità, i nostri affetti.

Scavando a fondo nella dipendenza si trova molto spesso che le sue radici affondano in un atavico desiderio di recuperare il controllo e la possibilità di gestire, possibilmente prevedendoli e anticipandoli per tempo, gli eventi, quotidiani e relazionali.

La sostanza si offre perfettamente ad appagare il nostro bisogno di gestire: il suo essere inanimata, a disposizione quando la desideriamo, a portata di mano senza fare storie, ci dà l'illusione di avere il pieno controllo, senza le angustie della paura e l'affanno delle difese.

Naturalmente l'inganno ci mette poco a svelarsi per quello che è: il controllato diventa il controllore, la sostanza da fatina rassicurante si rivela in tutta la sua tirannia e un passo alla volta tutti gli orizzonti si restringono fino a includere solo il bisogno di scolarsi ancora un bicchiere o calarsi ancora una dose.

O entrambe le cose.

La generazione meglio equipaggiata tecnologicamente di tutta la storia umana è anche la generazione afflitta come nessun'altra da sensazioni di insicurezza e di impotenza. (p. 126).

Mezzi di sorveglianza sempre più sofisticati, strumenti di comunicazione che hanno annullato lo spazio e quasi disintegrato il tempo, algoritmi sempre più sofisticati che imitano il comportamento umano.
Abbiamo possibilità di controllo impensabili appena 15 anni fa eppure siamo la generazione più afflitta dalla paura.

La trappola sta nel continuare a credere che la soluzione sia rincorrere la paura stessa col fine di controllarla controllarla, facendo così la fine dell'idraulico della Zucchetti della pubblicità degli anni '90: tappate tutte le perdite sul muro, alla fine la perdita d'acqua gli arriva dalle orecchie...

  

 

Ci ostiniamo a sfuggire all'afflizione, alla possibilità che i nostri desideri siano inesauditi e inesaudibili.

Come un capitale liquido, pronto per ogni genere di investimento, il capitale della paura può essere – ed è – trasformato in qualsiasi genere di profitto, commerciale o politico. 
(p. 180)

Ai profitti commerciale e politico, citati da Bauman, si può aggiungere anche quello psicologico, la cui ricerca spinge l'essere umano a comportamenti inspiegabili ad un osservatore esterno.

Sta nel racconto esasperato dei familiari, nei ricatti stremati: «scegli: o me o la bottiglia».

Scelgono sempre la bottiglia, presto o tardi.

La ragione la spiega benissimo Bauman:

ci infastidiscono le soluzioni che ci chiedano di prestare attenzione ai nostri difetti e misfatti, che ci impongano – socraticamente – di «conoscere noi stessi».
(pag.143).

L’impegno di ciascuno, allora, deve essere orientato a prevenire l’indifferenza, ad alimentare la tolleranza, per evitare che quelle che sono le radici di un sentimento umano come la paura, diventino la catena intorno alle caviglie di tutti, ciascuno impegnato per conto suo a non affondare nella società liquida.

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Autore
Ada Moscarella
Author: Ada MoscarellaWebsite: www.ampsico.itEmail: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.
E' stato con l'aiuto di uno dei miei primi pazienti che ho capito fino in fondo perché amo questo lavoro. Mi fu presentato dal medico responsabile del suo ricovero: alcol, sostanze, fedina penale sporca. - E' un caso disperato - mi disse e mi lasciò intendere che non avevo da perderci molto tempo. Di tempo insieme, in effetti, ne passammo un po' e non direi che sia andato perduto. Lui si è disintossicato dall'alcol e dall'eroina, io ho capito che la profonda ragione per cui amo il mio lavoro è la possibilità di scoprire la forza anche lì dove tutti vedono solo disperazione, debolezza, fragilità. Così ho scoperto quanto sia poco interessante andare alla ricerca di colpevoli e quanto invece la vera forza della psicologia sia la sua capacità di trovare il modo di usare al meglio quello che si ha. Questa è la Base Sicura; il posto in cui costruire insieme risposte solide, concrete, durature a un bisogno universale: - Come faccio a stare meglio? -


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