
In questi giorni è salita agli "onori" della cronaca tale Silvana De Mari, medico, che dal suo blog, ripreso poi dai quotidiani, scaglia anatemi contro gli omosessuali, riportando al centro il tema dell'omosessualità come malattia e quindi dei modi in cui deve essere curata.
COSA SONO LE TERAPIE RIPARATIVE? Innanzitutto non sono pratiche riconosciute dalla comunità scientifica, sono inefficaci, sono dannose e soprattutto sono pericolose.
Le terapie riparative o di conversione si propongono di cambiare l'orientamento sessuale di una persona, da omosessuale a eterosessuale, attraverso una serie di distorsioni di alcune tecniche mutuate dalla psicoterapia, attraverso preghiere, interventi pseudoeducativi e persino punizioni corporali ed esorcismi.
LE ORIGINI DELLE TERAPIE RIPARATIVE. "Non devi essere gay" recita l'header del sito di Joseph Nicolosi, psicologo californiano. Lui, insieme ad altri due, è il fondatore e past president del NARTH, ossia dell'Associazione Nazionale per la Ricerca e la Terapia dell'Omosessualità negli Stati Uniti.
E' il 1992, e sono passati appena due anni da quando l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha cancellato definitivamente l'omosessualità dall'elenco delle malattie mentali.
COSA SI VUOLE RIPARARE? Il "danno" da riparare, secondo Nicolosi, riguarda un difetto nella mascolinità che origina da una relazione disfunzionale con la figura paterna. Questo comporterebbe dapprima un distacco difensivo dai maschi, con un'infanzia caratterizzata da difficoltà a relazionarsi col gruppo dei pari, successivamente il tentativo di recuperare il legame infantile fallito, il desiderio diventa erotico e quindi omosessuale.
Nicolosi si concentra perciò essenzialmente sull'omosessualità maschile e di questa ne descrive una serie di caratteristiche alquanto stereotipate, come effeminatezza, debolezza, infantilismo, tendenza all'autocommiserazione, incapaci di esprimere aggressività, dipendenti dal sesso.
L'omofobia non esiste, secondo Nicolosi, sarebbe solo un'invenzione della "lobby gay", e per sfuggire all'etichetta di "omofobo" lo psicologo californiano afferma semplicemente di aiutare persone in difficoltà, che non desiderano essere omosessuali. Sono quelli che lui definisce "non-gay" e che per sua unica soggettiva convinzione, assolutamente mai confermata da alcuno studio scientifico, ritiene essere la maggioranza.
Gerard J.M. van den Aardweg, psicologo e psicanalista tedesco, si è dedicato anche all'omosessualità femminile, per cui il trattamento consiglia piccoli esercizi di ordinaria remissività e obbedienza all'autorità degli uomini.
COME AVVERREBBE LA "RIPARAZIONE"? Nicolosi e Aardweg abbandonano con una sorprendente scioltezza la tipica posizione psicanalitica e propongono un trattamento assolutamente direttivo e suggestivo in cui va esplicitamente scoraggiata qualsiasi tipo di autoaffermazione o in cui sono consigliate costanti mortificazioni fisiche per combattere il desiderio sessuale verso le persone dello stesso sesso.
LE TERAPIE RIPARATIVE FUNZIONANO? No, non funzionano e soprattutto fanno danni.
- Spingono i pazienti a plasmare la propria identità in base ad un'entità esterna e non in base alle proprie caratteristiche di personalità.
- Aumentano la sofferenza, perché danno ulteriore forza all'omofobia interiorizzata del paziente.
- Il massimo risultato (?) raggiungibile è una vita vissuta in castità, con un'unica relazione eterosessuale, senza però nessun cambiamento in merito a desideri e fantasie omosessuali, che restano così semplicemente non vissute e pure non vivibili, grazie a questi pseudo-interventi.
CHI PRATICA LE TERAPIE RIPARATIVE? A praticare le terapie riparative sono professionisti che si muovono al di fuori di ogni etica e deontologia professionale, che operano utilizzando tecniche inefficaci e non scientifiche.
Chi sottopone i propri pazienti a questo tipo di trattamenti li mette a rischio di stati depressivi, di ideazione suicidaria, di difficoltà sociali e relazionali e per questo è sanzionabile dalla commissione deontologica del proprio Ordine professionale. Per questa ragione ti invito, se sei incappato in uno di questi professionisti, a segnalarlo prontamente.
Secondo il Codice deontologico degli Psicologi, infatti, questi non possono prestarsi ad alcuna «terapia riparativa» dell’orientamento sessuale di una persona, ma devono impegnarsi per aiutare i propri pazienti nel caso di disagi relativi alla sfera sessuale, siano essi avvertiti dagli eterosessuali così come dagli omosessuali.
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