Dannazione, questo è pazzesco.
Con queste parole, in un tweet secco e condiviso da migliaia di persone in Italia e all'estero, uno dei protagonisti del telefilm How to get away with murder (in Italia conosciuto come Le regole del delitto perfetto) commenta la censura della scena d'amore gay tra il suo personaggio e il suo futuro ragazzo in una puntata trasmessa l'8 Luglio in prime time su RaiDue.
Ma quella della censura delle relazioni omosessuali sui mass media italiani è storia antica.
Ripercorriamola.
E' il 17 maggio 1990 quando l'Organizzazione Mondiale della Sanità cancella l'omosessualità dall'elenco delle malattie mentali e la definisce una variante naturale del comportamento umano.
E' una storia interessante quella che confronta l'evoluzione del pensiero psicologico intorno all'omosessualità e la rappresentazione dell'omosessualità stessa sui mass media.

L'omosessualità non è una malattia. Nel mondo psi le prove a favore di un'omosessualità come orientamento sessuale non patologico risalgono già agli anni '50, quando si iniziano ad accumulare evidenze del fatto che:
- il comportamento omosessuale non era così marginale e di nicchia come si credeva;
- è presente in altre specie animali;
- si presenta in configurazioni di personalità che non si possono distinguere dai profili di personalità delle persone con orientamento eterosessuale;
- le persone omosessuali non hanno problemi psichiatrici o psicologici in misura maggiore delle persone eterosessuali.
A partire dagli anni '70, quando i primi movimenti omosessuali prendono vita e visibilità, il dibattito sull'omosessualità si accende e psichiatria e psicologia arrivano alla consapevolezza che l'omosessualità in sé non costituisce una patologia.
Resta però nel novero delle patologie psichiche la cosiddetta "omosessualità egodistonica", ossia quella condizione in cui la persona omosessuale vive con disagio il proprio orientamento sessuale.
Non sono io ad essere razzista, sono loro che sono negri. Dal punto di vista descrittivo si osservava infatti che gli omosessuali avevano difficoltà a vivere in maniera positiva il proprio orientamento sessuale. La lettura che si diede in quel momento di questi fenomeni fu quella di attribuire il disagio all'omosessuale e non alla società.
In quel momento la rappresentazione sui mass media dell'omosessualità è ancora tutta incentrata su un'omosessualità rappresentata in modo negativo o al massimo stereotipato come ne "Il Vizietto" con Ugo Tognazzi.
Il GRID. Negli anni '80 il mondo intero è attraversato dal panico della più grande e mortale epidemia dell'epoca moderna: l'AIDS.
Pochi ricorderanno che ai suoi esordi l'AIDS non aveva questo acronimo, ma un altro: GRID, ossia Gay Related ImmunoDeficiency, che sui mass media diventa "la malattia dei gay".
Per quanto la medicina ci metta poco a spezzare il legame univoco tra omosessualità e AIDS, nella società rimane l'idea della "peste dei gay" e infatti la rappresentazione mediatica di quegli anni è legata soprattutto ad un'omosessualità fatta di morte, degrado, isolamento, suicidio.
Il tema della prevenzione sull'AIDS portò prepotentemente il tema della sessualità anche sui mass media: è a questo punto che la prospettiva della psicologia si sposta allargando l'obiettivo su come la sessualità viene vissuta all'interno del contesto sociale.
Arriviamo perciò a cavallo tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90: non sono loro che sono gay, è la società che li discrimina.
Discriminazione, omofobia e terapie riparative. I sintomi che spesso gli omosessuali portano in terapia sono in tutto e per tutto paragonabili allo "stress" patito da altre minoranze discriminate, come gli ebrei o le persone di colore.
Nel 1990 l'omosessualità, in ogni forma, scompare definitivamente dal novero delle patologie mentali: nei telefilm iniziano a comparire i primi personaggi omosessuali (ad esempio in Melrose Place o in Ellen), nel 1993 Tom Hanks vince il premio Oscar per la sua interpretazione in Philadelphia.
I temi chiave, però, sono la discriminazione, i diritti, l'accettazione del proprio orientamento sessuale e il coming out: ossia come vivere il proprio orientamento sessuale all'interno dei diversi contesti di vita, con se stessi, con gli amici, la famiglia, sul luogo di lavoro.
Nel 1993 l'esercito americano emana il codice di comportamento conosciuto come Don't Ask Don't Tell, che ben rappresenta quello che spesso viene chiesto alle persone omosessuali: non vivere pubblicamente il proprio orientamento sessuale.
Le resistenze della società trovano sponda in una minoranza della comunità scientifica, per lo più radicata all'interno dei movimenti cristiani, che continuano a parlare di omosessualità patologica e a promuovere le cosiddette terapie riparative (in questo mio articolo puoi leggerne una rassegna).
In questi anni il dibattito è per lo più incentrato sulla natura della omosessualità (malattia si o no?) e molto poco spazio trovano le riflessioni sulle relazioni omosessuali, che trovano sparute rappresentazioni in prodotti cinematografici di nicchia, per lo più canadesi (come Better than chocolate) o scandinavi (come Fucking Amal). Non è forse un caso che Canada e scandinavia siano tra le regioni con le legislazioni più avanzate in merito al riconoscimento dei diritti civili...
Il dibattito e la censura in Italia. In Italia, paese dalla profonda tradizione e influenza cattolica anche in accademia e in politica, il dibattito si sviluppa in netto ritardo rispetto agli Stati Uniti, e ancora restano sacche di resistenza all'interno del mondo della psicologia che considerano l'omosessualità come un disagio o addirittura qualcosa da curare.
Allo stesso modo l'omosessualità in tv in Italia rimane qualcosa da censurare, spesso a prescindere. Nel 1995 una psicologa, Vera Slepoj, diventa famosa per le sue affermazioni sul cartone animato Sailor Moon che starebbe deviando la sessualità dei bambini inducendoli all'omosessualità. Il cartone verrà rimaneggiato sia nelle immagini sia nel doppiaggio, rendendo di fatto incomprensibile qualsiasi story-line. (Qui il racconto su Wikipedia sull'adattamento italiano di Sailor Moon).
Xena - Principessa guerriera arriva in Italia nel 1998: ogni eventuale allusione alla relazione omosessuale tra le due protagoniste, già ambigua nella versione americana, viene censurata o profondamente modificata in fase di doppiaggio.
Una intera puntata della quarta stagione di Buffy L'Ammazzavampiri viene censurata e non trasmessa per anni per l'unica colpa di mostrare una delle protagoniste preferire una ragazza ad un ragazzo. Nel proseguimento delle altre stagioni molti saranno i dialoghi pesantemente rimaneggiati nel disperato tentativo di mantenere la relazione tra Willow e Tara un "legame di amicizia".
Persino Lino Banfi, diventato vera e propria icona della "buona famiglia" grazie alla sua interpretazione di Nonno Libero in Un Medico in famiglia, viene pesantemente criticato per la minifiction "Il padre delle spose".
No alle terapie riparative. La prima presa di posizione pubblica da parte di un Ordine degli Psicologi contro le terapie riparative arriva nel 2010: è l'Ordine degli Psicologi della Lombardia che per primo emana una delibera contro qualsiasi tentativo di modificare l'orientamento sessuale dei propri pazienti.
Seguiranno prese di posizione anche da parte dell'Ordine Nazionale.
Il fantomatico Gender. Negli ultimi due anni il tema dell'omosessualità e dell'omogenitorialità è tornato prepotentemente alla ribalta della cronaca a seguito di una vera e propria invenzione da parte di alcuni movimenti di matrice religiosa: si tratta del "gender", vero e proprio spauracchio sventolato contro l'introduzione dell'educazione sessuale nelle scuole. Ho già scritto sull'inconsistenza di queste "teorie gender" e se vuoi puoi approfondire e toglierti ogni dubbio, leggi questo articolo.
Il dibattito attuale. Attualmente l'omosessualità trova spazio sia nei telefilm sia al cinema: nel 2004 viene prodotto L-Word, interamente dedicato alle vicende di una comunità gay della California, nel 2005 Brokeback Mountain ha vinto il premio Oscar, persino in Italia fiction come Un posto al Sole introducono alcune story-line con personaggi omosessuali.
I recenti dibattiti intorno al DDL Cirinnà per il riconoscimento delle coppie omosessuali hanno però mostrato come ci sia ancora molta strada da fare nel nostro Paese sul tema dell'orientamento sessuale ma ancora più in generale sul tema dell'educazione sessuale. Ultima censura sul tema ha riguardato la trasmissione Presa Diretta, il cui report sull'educazione sessuale in Italia e in Europa è stato spostato fuori dalla fascia protetta. La regione Lombardia ha persino stanziato 30mila euro per un servizio telefonico dove segnalare "contenuti gender".
Gli Psicologi. Come psicologi non possiamo sottrarci ai nostri doveri etici che non solo ci impongono il rispetto delle credenze dei nostri pazienti, ma anche ci invitano ad aiutare la diffusione della psicologia all'interno della società: non possiamo perciò esimerci dal prende posizione netta contro tutto ciò che è discriminazione e disinformazione scientifica.
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