
Una ragazza di Padova muore di leucemia a 18 anni.
Una donna di Rimini muore di cancro al seno a 34 anni.
Le accomuna la morte, sfortunatamente.
E la scelta di affidarsi al "metodo Hamer" e alla cosiddetta medicina alternativa.
LA MEDICINA "ALTERNATIVA". Con "medicina alternativa" si intendono tutta una serie di pratiche non validate dal metodo sperimentale e perciò non condivise dalla comunità scientifica.
Ad esempio c'è chi dice che l'urinoterapia è un toccasana e beve ogni mattina la propria pipì.
Chi afferma che il cancro è un fungo e quindi vada curato con il bicarbonato.
Altri ancora che il diabete si curi con le vitamine.
Hamer, medico radiato dall'Ordine in Germania e attualmente latitante, afferma che le malattie sono frutto di conflitti psichici.
Nessuno di questi metodi ha mai superato la prova dei fatti: tutto resta fermo a capillari campagne su internet e al carisma dei loro promotori, che spesso si fanno pagare profumatamente per "prescrivere" queste "non - terapie".
CURARSI CON LA FUFFA. I dati sono interessanti: ad affidarsi a queste pseudocure sono soprattutto persone con titoli di studio medio-alti, teoricamente in grado di comprendere la totale assenza delle più elementari basi chimiche e biologiche in questi pseudotrattamenti.
Perché allora ci si affidano, mettendo spesso a rischio la propria vita o quella dei propri cari?
I BISOGNI DELLA PERSONA E IL SUO PORTAFOGLIO. Quando arriva la diagnosi di una malattia, soprattutto se questa è percepita come potenzialmente mortale, arriva il caos.
Un caos di due tipi:
- Caos pratico: cerca i medici, cerca gli ospedali, cerca i centri di cura, prendi gli appuntamenti, aspetta gli appuntamenti, fai i ticket, chiama a lavoro, chiama l'inps, prepara i documenti per la malattia e/o l'invalidità, ecc ecc...
E poi c'è il malato: occupati dei farmaci, delle medicazioni, dell'alimentazione, dell'igiene, ecc ecc. - Caos emotivo: forse è anche sciocco spiegarlo. C'è il malato, ci sono i suoi cari, ci sono le persone che ama e quelle che lo amano. Su tutto questo incombe LA MORTE, e la gravosità di tutte le decisioni che si devono comunque prendere.

Il caos è una sensazione tra le più intollerabili per l'essere umano: ci mette di fronte al fatto che non abbiamo il controllo su tutte le cose e che gli eventi possono abbattersi sulle nostre vite in maniera del tutto imprevedibile.
E' una sensazione che mette in crisi tutte le nostre fantasie di progettualità, il senso dei nostri sforzi e dei nostri sacrifici.
Ci mette di fronte all'ineluttabilità dell'esistenza.
Chi promuove questi tipi di cure dà risposte semplici e immediate a questo bisogno profondo di ordine e controllo:
- In genere, soprattutto all'inizio, sono estremamente disponibili.
Tendono a darsi alla macchia quando la situazione peggiora e ormai non c'è più nulla da fare. - Hanno una spiegazione per tutto ciò che sta accadendo.
- Offrono una soluzione efficace al 100%, spazzando via perciò ogni incertezza rispetto a quello che sarà il futuro da quel momento in avanti.
- Offrono spiegazioni semplici, nei processi e nel linguaggio.
Tenderò a darvi credito perché la comprendo e tenderò a crederla reale perché si rifà a cose concrete di cui spesso ho fatto esperienza nella vita quotidiana. - Creano un'alleanza intorno al tema del "nemico".
E' nemica la malattia e sono nemici anche i medici "cattivi", quelli che tengono nascoste queste "cure efficacissime" per questioni di interesse economico/personale. L'effetto di sollievo psicologico è immediato: il nemico da inafferrabile - come la malattia, con tutte le sue complicazioni organiche, chimiche, biologiche, persino burocratiche - viene materializzato in un oggetto familiare: il medico, la medicina, la chemioterapia. - E poi ci sono i soldi. Che sono tanti, e anche questo contribuisce a farci cadere nella trappola. E' apparentemente controintuitivo, ma psicologicamente tendiamo a dare più credito a qualcosa che costa molto che a una che costa poco. E le stime sul giro d'affari intorno a questi pseudotrattamenti sono in crescita e probabilmente anche sottovalutate, considerando che molto avviene in un sottobosco poco tracciabile, anche solo fiscalmente.
- L'entità della spesa, poi, contribuisce anche ad alimentare un senso di vergogna che impedisce - o comunque ritarda in modo spesso fatale - il ritorno alle cure scientificamente riconosciute.

LIBERTA' DI CURA. Il tema di questi giorni è:
Eleonora Bottaro (la ragazza di Padova) poteva salvarsi con la chemioterapia.
Questo sta interrogando fortemente la medicina e la giurisprudenza intorno al tema della libertà di cura e della responsabilità da parte dello Stato di tutelare la salute dei suoi cittadini.
Molte sono le azioni di cosiddetto "debuking" , ossia di smascheramento dei ciarlatani e delle ciarlatanerie, e di diffusione di corretta informazione, da parte di medici, sanitari e istituzioni.
Sono azioni essenziali, da sostenere e da promuovere.
E' però forse necessario aggiungere una lente di osservazione che vada oltre i contenuti e si sforzi di accogliere un'istanza emotiva tanto forte da coinvolgere le persone anche prima che una malattia si sia presentata.
Eleonora Bottaro aveva quattro possibilità su cinque di guarire con la chemioterapia: è molto probabile che non sarebbe morta.
Ma molto probabile non significa sicuro: forse sarebbe morta anche con la chemioterapia.
E' questa l'incertezza profondamente intollerabile, quella che può spingerci al di là anche delle nostre conoscenze scolastiche e razionali, quella che ci rende vulnerabili agli occhi dei ciarlatani approfittatori.
IL VALORE DELL'INCERTEZZA. Ormai non si usa più un vecchio adagio dei nonni e dei genitori:
sbagliando si impara
Era un adagio che insegnava sin da bambini che gli esiti delle nostre azioni potevano essere incerti, diversi dalle nostre aspettative e programmi, ma che da ogni esperienza era possibile trarre qualcosa di buono. Ci insegnava ad avere un rapporto diverso con gli errori, ma soprattutto con l'incertezza e l'imprevedibilità, con il fatto che non si potesse avere tutto sotto controllo.
Un adagio ben lontano dalle derive prestazionali attuali, in cui vittorie e sconfitte sono vissute in maniera totalizzante e identitaria: Io non ho sbagliato diventa Io sono sbagliato.
La morte è una certezza: l'unica che ci accomuna tutti.
Eppure il suo possibile approssimarsi scatena in noi tutte le incertezze possibili.
L'obiettivo, allora, va allargato affinché ci si possa far carico come professionisti sanitari, medici e psicologi in primis, e come società di queste profonde e spesso inconsapevoli esigenze psichiche ed emotive, perché non potrà esserci davvero libertà di cura fintantoché saremo schiavi delle nostre paure più profonde.
[Questo articolo è citato all'interno del magazine di Treccani.it: "Perché ci facciamo affascinare dai guaritori?"]
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