
#FertilityDay: la campagna sulla fertilità promossa dal Ministero della Salute ha sollevato uno tsunami di critiche.
LA COLPA DELLA DONNA YOGURT. La campagna di comunicazione è basata su alcune "cartoline" che lanciano messaggi come:
Datti una mossa non aspettare la cicogna.
Che la fertilità della donna abbia un arco temporale diverso e ristretto rispetto a quello dell'uomo è un dato di fatto, di cui credo poche donne siano all'oscuro.
Che a queste donne venga detto di spicciarsi mi appare perlomeno scortese e pure un po' invadente, e si sa che l'invadenza non fa mai una buona impressione, a maggior ragione se è lo Stato che invade il tuo spazio privato.
Ma il rimprovero non è sufficiente, ecco perciò servito il senso di colpa, grande classico delle donne, dai tempi della famosa mela.
Il rinvio alla maternità porta al figlio unico. Se arriva.
come se il rinvio della decisione di avere un figlio fosse una questione solo della donna, la quale porterà tutta sulle sue spalle la responsabilità di aver messo al mondo un solo figlio.
Sempre che si sia decisa per tempo, naturalmente.

PREVENZIONE SOLO AL MASCHILE. Alcune cartoline della campagna richiamano esplicitamente alla prevenzione della fertilità: solo che sono quasi tutte rivolte agli uomini, una sola resta generica. Come se il fumo, l'alcol e la droga fossero un problema solo per la salute dell'uomo e non per la donna.
UOMINI E DONNE: OLTRE LA CRITICA FEMMINISTA. "L'utero è mio e me lo gestisco io" è lo slogan delle femministe del '68, facile da rispolverare istintivamente di fronte a molte delle cartoline di questa campagna. Ma leggendo il documento per il piano della fertilità si comprende come in realtà i problemi dell'iniziativa riguardino tanto le donne quanto gli uomini.
Alle donne viene rimproverato il fatto di essere uscite dal focolare domestico, di aver cercato l'affermazione sul lavoro aderendo a modelli maschili, come se la realizzazione lavorativa fosse una "cosa da uomini" .
Gli uomini non ne escono meglio: la paternità è un argomento che in 137 pagine viene perlopiù sfiorato, non prendendo in carico i problemi di una generazione di uomini che hanno un coinvolgimento molto più attivo nelle funzioni genitoriali di quanto non fosse in passato e proprio per questo hanno difficoltà a trovare modelli di riferimento cui ispirarsi. Continuare a disconoscere questa tendenza non fa altro che rimandare a questi uomini l'idea che per la loro dimensione psicologica non c'è spazio.
Per non parlare, poi, di questa cartolina

che pone nel peggiore dei modi possibili due problemi: quelli della disfunzione erettile e quella della fertilità maschile.
LA GENERAZIONE A PROGETTO. La precarietà di questa generazione non è solo una condizione lavorativa, è una condizione esistenziale.
Si dirà: «Però i figli si facevano pure durante le guerre mondiali!»; ma questa generazione ha accusato un colpo diverso da chi è nato e cresciuto in povertà.
E' nata ricca. E' nata nel benessere. E' nata con l'idea che progettare fosse qualcosa di meraviglioso, che apriva possibilità. Quando i trentenni/quarantenni di ora erano ragazzi e ragazze, la parola "progetto" aveva a che fare con i sogni. E non si trattava di chimere, erano sogni possibili, spesso anche a portata di mano.
Poi quando sembrava il momento di poter riscuotere il credito accumulato con lo studio, le fatiche, le rinunce, ecco che il quadro è cambiato all'improvviso: i progetti non sono più possibilità, sono spade di damocle, di rinnovo in rinnovo.
La prima generazione che sarà più povera della precedente.
Si tratta in tutto e per tutto di un lutto generazionale, che al momento ci vede fermi ancora alle prime fasi, quelle della rabbia e della tristezza.

Ed esattamente come capita alla persona in lutto, dirgli che andrà tutto bene e che basta non pensarci non è l'atteggiamento più produttivo.
LA GRANDE ASSENZA. In Italia ci siamo inventati il delirio delle Teorie Gender , abbiamo avuto il Family Day. Sono state portate avanti massicce campagne contro l'introduzione dell'educazione sessuale a scuola, tacciata di deviare le menti dei bambini, di indirizzarli alla masturbazione, all'omosessualità, alla promiscuità. Abbiamo pure avuto il pudore di Rai2 e la procrastinazione di Rai3.
E infatti il grande assente è proprio lui: il sesso.
Di tutto ciò che attiene come si faccia un figlio, non si parla, mai, e nemmeno in questa campagna.
Perché tra le cause dell'infertilità c'è anche la pratica maldestra dell'attività sessuale da parte dei ragazzi e delle ragazze, costretti ad approcciarsi al sesso di nascosto, su internet, nel segreto delle loro chiacchiere intime, con il proliferare di malattie sessualmente trasmettibili, infezioni di vario genere e naturalmente gravidanze indesiderate.
Non c'era perciò modo per cui la campagna potesse fare centro: manca tutto ciò che è davvero necessario affinché in Italia si possa sostenere la natalità e la promozione di comportamenti salutari.
Mancano politiche sociali adeguate.
Mancano politiche del lavoro credibili.
Mancano politiche sanitarie di prevenzione della salute sessuale, psichica e fisica.
Mancano politiche che rendano accessibili i servizi a chi ha problemi di fertilità.
Fatto questo, delle cartoline, dei siti, dei videogiochi anni '80 non ci sarà più bisogno.
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