Di quante complesse incomprensioni
è fatta la comprensione che gli altri hanno di noi.

[Fernando Pessoa]

 

Stai discutendo con il tuo partner ed è arrivato il fatidico momento:

quello in cui qualsiasi risposta dai, sbagli.

Sei caduto in quello che viene definito doppio legame... e a volte può davvero far impazzire!

 

Per far guarire un pazzo ci vogliono altri pazzi! “La Fossa dei Serpenti”, film del 1948, è uno tra i primi, se non il primo, ad affrontare il tema della pazzia.

Il titolo dell’opera origina da una credenza antica, secondo cui per curare la pazzia, il malato andava gettato in una fossa gremita di serpenti.

La convinzione di fondo era che mettendo un pazzo in un luogo dove un sano sarebbe impazzito, il pazzo sarebbe rinsavito.

 

Quando Gregory Bateson, Don Jackson, Jay Haley e John Weakland, tra i pionieri delle teorie sistemiche, propongono la Teoria del doppio legame, ipotizzano che lo schizofrenico

«deve vivere in un universo in cui le sequenze di eventi sono tali che le sue abitudini di comunicazione non convenzionali in qualche modo saranno appropriate»

[da Bateson, G. (1977) Verso un'ecologia della mente, Milano, Adelphi].

 

Cioè: un pazzo non nasce pazzo, ma assume quei comportamenti perché per il contesto in cui vive sono appropriati.

Si tratta di un punto di vista totalmente nuovo sulla schizofrenia, che sposta l’attenzione dall’intrapsichico (cioè da qualcosa di unicamente interno all'individuo) alla comunicazione e quindi alle relazioni.

La schizofrenia, quindi, non origina da un'esperienza traumatica specifica, magari dell'infanzia, ma deriva da un modo di comunicare del contesto in cui si cresce e in cui si impara a pensare e comunicare in modo "pazzo".


Dalle cose alle relazioni. 
Bertrard Russell nella sua teoria dei tipi logici, enunciata all’interno dei Principia Mathematica nel 1913, ipotizzava la distinzione fra proposizioni riguardanti cose e proposizioni riguardanti relazioni.

Nella proposizione «Questa sedia è nera» si esprime qualcosa riguardante quella specifica sedia.

Nella preposizione «La sedia 1 è più pesante della sedia 2» non si afferma nulla né sulla sedia 1 né sulla sedia 2 prese per se stesse. Si afferma invece qualcosa che riguarda la relazione tra le due sedie, in quanto la qualità dell’essere più pesante non appartiene né all’una né all’altra.

Bateson intuì per primo che all’interno della comunicazione umana sono sempre presenti entrambi questi tipi di proposizioni, per cui è possibile individuare un livello oggettivo e un livello di relazione.

E' a partire da queste riflessioni che Paul Watzlawick formula il secondo dei cinque assiomi della comunicazione umana, ossia:

«Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e un aspetto di relazione, in modo che il secondo classifica il primo ed è quindi metacomunicazione».

[da Pragmatica della Comunicazione Umana, di P. Watzlawick, J.H. Beavin, D.D. Jackson, 1967]

 

Comunicazione umana e matematica, però, sono campi ben diversi e se nella matematica i due livelli si possono mantenere ben distinti, nella comunicazione si intrecciano continuamente ed è praticamente impossibile separarli e spesso anche distinguerli.

Il tuo matrimonio in pericolo per una minestra!

«Supponiamo che una donna chieda al marito
“Questa minestra l’ho fatta in maniera nuova. Ti piace?” .
Se gli piace può rispondere senz’altro “Sì”, e lei ne sarà contenta.
Se invece non gli piace e non teme di deludere la moglie, può dire “No”.

Problematica è però la situazione, statisticamente più frequente, in cui la minestra è disgustosa, ma egli non vuole offendere la moglie.

A livello oggettivo (quello che si riferisce cioè all’oggetto minestra) il marito dovrebbe dire “No”; a livello relazionale dovrebbe dire “Sì”, per non ferirla.

Cosa dirà dunque?».

[Da Istruzioni per rendersi infelici, di P. Watzlawick, 1997]

 

Quante volte ci siamo trovati di fronte alla condizione di questo povero marito?

Bene: ora immaginate che tutti i giorni la vostra vita sia così....c'è da impazzirci no?

 

La schizofrenia. Nell’ipotesi del doppio legame, alla base della schizofrenia c’è proprio una particolare carenza nella capacità di operare la distinzione tra livello oggettuale (la minestra) e livello relazionale (la moglie), sia per quanto riguarda la comunicazione altrui sia per quanto concerne la propria.


Perché possa instaurarsi il doppio legame occorre:

  • Che due o più persone siano coinvolte in una relazione intensa, con un alto valore di sopravvivenza fisica e/o psicologica. Ad esempio nella relazione genitore-figlio, nei casi di prigionia, di invalidità, di forte aderenza a un credo religioso. In queste situazioni si sente che è di vitale importanza saper interpretare il messaggio che viene inviato, in modo da poter rispondere in maniera appropriata e non perdere il legame con la persona amata.
  • Che all’interno di questo contesto venga dato un messaggio strutturato in modo contraddittorio per cui si afferma e si nega contemporaneamente. 
    Semplificando: se il messaggio è, ad esempio, un’ingiunzione come «Sii spontaneo!» essa dovrà essere disobbedita per essere obbedita: essere spontanei ubbidendo ad un ordine è impossibile…
  • Che chi riceve questo messaggio non abbia la possibilità di uscire fuori dallo schema stabilito dal messaggio stesso. In pratica non si ha la possibilità di uscire dal paradosso.

«Ad esempio il maestro alza un bastone sulla testa del discepolo e gli dice con tono minaccioso: “Se tu dici che questo bastone è reale, ti colpisco. Se tu dici che questo bastone non è reale, ti colpisco. Se non dici nulla, ti colpisco". A noi sembra che lo schizofrenico si trovi continuamente nella stessa situazione del discepolo, ma invece di raggiungere l’illuminazione, egli raggiunge piuttosto qualcosa di simile al disorientamento. Il discepolo Zen potrebbe anche stendere il braccio e strappare il bastone al maestro (il quale potrebbe accettare questa risposta), ma allo schizofrenico questa scelta è preclusa, poiché per lui il rapporto con la madre è importante».

[da Verso un’ecologia della mente, di G. Bateson, 1977]

 

Non sapendo come uscirne, le uniche difese che restano sono ritirarsi o guardare con sospetto tutti quelli che ci circondano, cercando disperatamente di capire quale retromessaggio ci stanno inviando.

Perché la cosa più probabile è che una persona in una situazione di doppio legame venga punita o che provi senso di colpa per aver avuto sensazioni corrette e che venga definita “folle” o “cattiva” per aver insinuato che esiste una discrepanza tra ciò che vede e ciò che dovrebbe vedere.

«Quale perfezionamento di questa tecnica, si possono considerare una certa maniera di fare domande e una particolare categoria di richieste. Uno degli esempi migliore potrebbe essere questo:
“Perché sei arrabbiato con me?”
nel caso in cui l’interrogato, per quanto gli costa, non sia arrabbiato né con chi gli pone la domanda, né con nessun altro. Tuttavia, la domanda sottintende che l’interrogante sappia meglio dell’interrogato ciò che a quest’ultimo passa per la testa, e quindi che la risposta
 “Ma io non sono affatto arrabbiato con te”
 sia semplicemente falsa. Questa tecnica è anche conosciuta con il nome di lettura del pensiero o chiaroveggenza ed è così efficace perché si può trovar da discutere su uno stato d’animo e sulle sue conseguenze fino al giudizio universale, e perché la maggior parte della gente va subito in collera quando si sente attribuire un sentimento negativo».

[da Istruzioni per rendersi infelici, di P. Watzlawick]

 

Quante volte ti sarà capitato con un genitore o un partner.... e quante volte ci hai perso la testa in eterne discussioni!

Ora immagina una vita intera caratterizzata da relazioni di questo tipo: senza mai una via di uscita, senza mai la possibilità di comprendere gli altri ma soprattutto sentirsi capiti dagli altri.
Immagina poi se questo accade sin da bambino, con le persone da cui il piccolo dipende per la sua sopravvivenza.

Il bambino immagina che quello che gli capita possa essere riferito a tutto il mondo e così non può fare altro che costruirsi un'idea di mondo caotica, mutevole e incomprensibile.

 

Come reagire? Le reazioni possibili saranno sostanzialmente tre:

  1. L’ossessione nel cercare di capire cos’è che sfugge, fino ad estendere la propria ricerca ai fenomeni più improponibili e bizzarri;
  2. Prendere tutte le ingiunzioni alla lettera, rinunciando quindi a fare distinzioni tra ciò che è banale e ciò che è importante, rinunciando quindi alla propria autenticità;
  3. Ritirarsi dalle complicazioni della vita, isolandosi fisicamente e tentando di bloccare quanto più possibile i canali di comunicazione, apparendo così una persona chiusa in se stessa e inavvicinabile.

 

Come fuggire dalla fossa dei serpenti? All’interno di comunicazioni paradossali, esiste solo un’illusione di avere qualche alternativa: ma essendo la modalità di comunicazione il problema, i giocatori non potranno cambiare le regole di comunicazione comunicando...

 

L'unica soluzione è coinvolgere una terza persona: il terapeuta, che in quanto outsider può provocare ciò che il sistema da solo non può produrre, ossia un cambiamento di regole.

Gli antichi pensatori non erano andati molto lontano con la loro teoria della fossa dei serpenti, immaginando che quelle situazioni che di solito fanno diventare pazze le persone possono, infine, essere utili per farle diventare sane.

Per modificare un doppio legame patogeno, infatti, si può utilizzare, come allo specchio, un doppio legame terapeutico, basato sulla prescrizione del sintomo.

 

La prescrizione del sintomo. Per sua natura un sintomo è vissuto dal paziente come involontario, automatico, incontrollabile, del tutto assimilabile a un qualsiasi comportamento spontaneo.

Ma se si chiede a una persona di assumere un comportamento che classificheremmo come spontaneo, la spontaneità stessa svanisce, resa impossibile dalla richiesta.

E’ decisamente diverso assumere un comportamento perché non posso farci niente e assumere quel comportamento perché lo ha detto il terapeuta.

Il paziente è costretto a uscire dal gioco sintomatico senza fine, perché il terapeuta ha potuto imporre un cambiamento alle regole.

In questa sorta di doppio legame terapeutico si ripropongono similmente i presupposti che hanno permesso l’instaurarsi del doppio legame patologico:

  • C’è una relazione intensa, dalla quale il paziente ha forte aspettative di “sopravvivenza”;
  • La prescrizione del sintomo è paradossale perché si chiede al paziente di cambiare restando così com’è;
  • Il paziente non può scappare dal paradosso, che, seppure illogico, conserva tutti i suoi effetti pragmatici, per cui il paziente non può non reagirvi, ma al contempo non può più reagirvi nel suo modo sintomatico.

 

Crediamo di intenderci e invece non ci intendiamo mai! 

«Abbiamo tutti dentro un mondo di cose: ciascuno un suo mondo di cose! E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch’io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno per sé, del mondo com’egli l’ha dentro? Crediamo di intenderci; non ci intendiamo mai!»

[Luigi Pirandello]

 

Per fortuna non ci intendiamo mai fino in fondo: questo ci dà modo di rimanere sempre curiosi nei confronti dell'altro e di trovare sempre aspetti inaspettati.

Ma quando le incomprensioni diventano qualcosa che va oltre la curiosità di conoscersi l'un l'altro, forse è ora di chiamare un terzo che ci aiuti a cambiare le regole: lo psicologo può aiutare a dirimere le matasse, mettere ordine e soprattutto aiutare a ritrovare un mondo che non ci sembra più così caotico.

 

Per approfondire

Bateson, G. (1977), Verso un'ecologia della mente, Milano, Adelphi;

Watzlawick, P., Beavin, J.H., Jackson, D.D. (1967), Pragmatica della comunicazione umana, Roma, Astrolabio, 1971.

Autore
Ada Moscarella
Author: Ada MoscarellaWebsite: www.ampsico.itEmail: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.
E' stato con l'aiuto di uno dei miei primi pazienti che ho capito fino in fondo perché amo questo lavoro. Mi fu presentato dal medico responsabile del suo ricovero: alcol, sostanze, fedina penale sporca. - E' un caso disperato - mi disse e mi lasciò intendere che non avevo da perderci molto tempo. Di tempo insieme, in effetti, ne passammo un po' e non direi che sia andato perduto. Lui si è disintossicato dall'alcol e dall'eroina, io ho capito che la profonda ragione per cui amo il mio lavoro è la possibilità di scoprire la forza anche lì dove tutti vedono solo disperazione, debolezza, fragilità. Così ho scoperto quanto sia poco interessante andare alla ricerca di colpevoli e quanto invece la vera forza della psicologia sia la sua capacità di trovare il modo di usare al meglio quello che si ha. Questa è la Base Sicura; il posto in cui costruire insieme risposte solide, concrete, durature a un bisogno universale: - Come faccio a stare meglio? -


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